Cinque piatti natalizi italiani

Ci siamo, le cucine rombano e i mattarelli fremono: in tutte le cose si pianifica il pasto natalizio e la preparazione del menù in cui di sicuro non mancheranno alcuni piatti tipici della nostra tradizione culinaria.

I festeggiamenti hanno rituali diversi alle varie latitudini della nostra penisola: c’è chi festeggia già con il cenone della Vigilia e chi si attiene solo al pranzo di Natale e preferisce mangiare pesce la sera del 24 e anche i piatti sono diversi da regione a regione.

Ma una cosa è certa: su tutte le tavole sarà festa!

Partendo dal profondo Nord potremmo dire che in Trentino Alto Adige non è Natale se in tavola non ci sono i Canederli. Il piatto tipico di questa regione sono, infatti, queste polpette di pane raffermo, uova, speck, latte, farina, pancetta e salame, cotte in brodo o con ragù di carne o servite con burro fuso e formaggio.

In Friuli Venezia Giulia si prepara la brovada e muset. Il musetto è il caratteristico cotechino friulano fatto con le parti della testa del maiale, tra cui il muso, che in questa preparazione viene accompagnato da rape bianche (“brovade”) fatte macerate nella vinaccia per novanta giorni e che poi vengono cotte con il loro liquido, alloro e un soffritto di aglio, lardo e rosmarino.

In molte regioni nel menu del cenone della vigilia non può assolutamente mancare il baccalà. Lo troviamo sulle tavole del Lazio e della Campania, dove viene fritto; in Puglia dove viene preparato in  umido con pomodorini, capperi, olive nere e aglio; lesso in Basilicata; in Molise la ricetta prevede l’aggiunta di origano, pinoli, uvetta e noci e in  lesso e in Veneto viene servito con la polenta.

In Campania per Natale (e per Pasqua) in tavola non può mancare la “minestra maritata“, in questo piatto si celebra un matrimonio (maritata significa, appunto, sposata) tra carne e verdura, un’unione alla base di questo piatto che affonda le proprie radici nell’epoca della dominazione spagnola nel Regno di Napoli.

Come per molte ricette della cucina popolare, non esiste una versione unica di questo piatto, ogni famiglia ha la propria da tramandare che contempla un ortaggio piuttosto che un altro. La vera arte della minestra maritata sta nel riuscire a mantenere l’equilibrio tra i diversi ingredienti.

Una minestra un po’ grassa e molto nutriente che nasce da una ricetta povera che si faceva con verdure, anche selvatiche, e con gli scarti della carne. Oggi si tende ad utilizzare tagli di carne più magre e ortaggi facili da trovare. Ma se volete preparare la minestra maritata vi consigliamo di procurarvi le torzelle.

Il capitone, la femmina dell’anguilla, è un piatto che non piò mancare sulle tavole in festa del Molise, Campania e Lazio, dove spesso viene fritto e servito caldo.

E voi? Avete già preparato il vostro menu per le feste? Quale piatto tipico porterete in tavola?

E se siete alle prime armi in cucina fate ancora in tempo a recuperare con uno di questi corsi!

 

 

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